Archivio per la categoria Carl Marx 1818 -1883

Popper e la falsificabilità delle teorie scientifiche

Per l’epistemologo Karl Popper (1902 – 1994), autore nel 1934 della Logica della scoperta scientifica, le teorie scientifiche, che non siano riproducibili in laboratorio, devono contenere in sé la possibilità di renderle falsificabili: il criterio dello stato scientifico di una teoria è la sua falsificabilità, confutabilità o controllabilità. Così, la teoria della relatività di Albert Einstein – elaborata dal 1905 al 1915 – faceva predizioni che, se non confermate, avrebbero dimostrato l’erroneità della teoria; ma nell’eclisse avvenuta nel 1919 si poté misurare la curvatura della luce di una stella per effetto della gravitazione del Sole, curvatura prevista da Einstein; se l’osservazione avesse dato risultati diversi – o persino se una qualsiasi futura osservazione darà risultati diversi – la teoria di Einstein si sarebbe dimostrata falsa.
Nella sua Miseria dello storicismo, del 1944, Popper sostiene che il marxismo, non tanto quello di Marx, il cui pensiero era influenzato dalla dialettica hegeliana e dallo scientismo del positivismo imperante, quanto quello dei suoi epigoni, non abbia validità scientifica perché ipotizza, per induzione derivante dall’osservazione storica del tramonto delle società succedutesi nel tempo – le società tribali, schiavistiche e feudali – che anche il capitalismo subirà la stessa sorte ma la verifica di quest’accadimento, che viene rimandato a un tempo indefinito, non è verificabile e controllabile[81][82].
Senza trascurare che ogni teoria scientifica contiene anche elementi confutabili, in realtà Marx conduceva soprattutto un’analisi socio-politica del capitalismo dei suoi tempi che gli rivelava come quel sistema economico fosse destinato a tramontare.

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