CARTA 08

Quest’anno si celebra il centesimo anniversario della Costituzione cinese, il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il trentesimo anniversario della nascita del Muro della democrazia e il decimo anniversario della firma, da parte del governo cinese, della Convenzione internazionale dei diritti civili e politici.  

Dopo aver trascorso un lunghissimo periodo, caratterizzato da disastri nel campo dei diritti umani e da una tortuosa resistenza, i cittadini cinesi si stanno svegliando. E si rendono conto con sempre più chiarezza che la libertà, l’uguaglianza e i diritti umani sono valori universali condivisi da tutta l’umanità e che democrazia, forma repubblicana e supremazia della Costituzione costituiscono l’ossatura strutturale di un governo di tipo moderno. Una modernizzazione che non tiene conto di questi fattori diviene un processo disastroso, che priva gli esseri umani dei loro diritti e ne corrode la natura, arrivando a distruggerne la dignità. Dove andrà la Cina in questo 21esimo secolo? Vuole continuare la sua modernizzazione su questa base di autoritarismo? Si tratta di una scelta fondamentale, che non può essere più rinviata.

La monumentale trasformazione storica avvenuta nella prima metà del 19esimo secolo ha sottolineato il decadimento del tradizionale sistema dispotico della Cina e ha precipitato il Paese nel maggiore, cataclismatico cambiamento mai avvenuto in diverse migliaia di anni sul suolo nazionale. Il Movimento di auto-rafforzamento (dal 1861 al 1894) ha migliorato la capacità tecnica della Cina. La sconfitta della prima guerra sino-giapponese (combattuta dal 1894 al 1895) ha però dimostrato di nuovo l’anacronismo del nostro sistema politico. La Riforma dei Cento Giorni è riuscita a imporre delle innovazioni istituzionali, ma si è rivelata alla fine un fallimento per colpa dei “duri e puri” del Partito, che l’hanno soppressa in maniera crudele.

In conclusione, la Rivoluzione Xinhai del 1911 ha sepolto quel sistema imperiale che regnava da più di duemila anni e ha dato vita alla prima repubblica del continente asiatico. Ma, anche limitata da fattori storici come rivolte interne e aggressioni esterne, il sistema politico repubblicano è durato soltanto un istante. Il dispotismo è tornato velocemente in Cina. Il fallimento nel campo dell’innovazione meccanica e istituzionale ha provocato un vastissimo movimento di riflessione in tutta la società civile, che si è interrogata sui limiti della sua esperienza culturale. Come risposta, è nato il movimento detto “del 4 maggio”, che ha innalzato un vessillo composto da due parole: scienza e democrazia. Purtroppo, le frequenti guerre civili e le numerose invasioni da parte di Stati esteri hanno fermato con la forza il corso della democratizzazione nazionale.

Subito dopo la vittoria nella guerra contro l’invasore giapponese era nato un movimento che mirava a creare un governo costituzionale, ma la guerra fra i nazionalisti del Kuomintang e il Partito comunista ha rigettato la Cina nel baratro del totalitarismo. La nuova Cina, nata nel 1949 [anno di fondazione, da parte di Mao Zedong, della Repubblica popolare cinese ndT] è una Repubblica popolare soltanto nel nome. Nei fatti, è sotto il dominio del Partito comunista. Che ha creato una serie di catastrofi inenarrabili: la campagna contro gli oppositori, il Grande balzo in avanti, la Rivoluzione culturale, il massacro di Tiananmen. Insieme agli attacchi contro le religioni e contro i movimenti che difendono i diritti umani, questi avvenimenti hanno causato milioni di morti: un prezzo disastroso per la popolazione e per la nazione intera.

Le riforme economiche della fine del ventesimo secolo hanno portato la Cina lontano dalla povertà endemica e dal potere assoluto del Partito che hanno caratterizzato l’era di Mao Zedong: in sostanza, hanno migliorato il benessere dei singoli e lo standard di vita delle masse.

La libertà economica individuale e alcuni privilegi sociali sono stati in parte sdoganati: una società civile ha iniziato a crescere, e le richieste per i diritti umani e per la libertà politica fra la popolazione crescono ogni giorno. Chi è al potere – chi ha scritto e messo in pratica queste riforme economiche, che di fatto mirano ad aprire il mercato e a privatizzare le aziende – ha capito questa richiesta ed è passato da un totale rigetto dei diritti umani a un parziale riconoscimento. Nel 1997 e nel 1998, il governo ha firmato alcuni importanti Trattati internazionali sui diritti umani. Nel 2004, l’Assemblea nazionale del popolo ha emendato la Costituzione per includere “il rispetto e la salvaguardia dei diritti umani”. E quest’anno, il governo ha promesso di formulare e mettere in pratica un “Piano d’azione nazionale per i diritti umani”. Eppure, tutti questi progressi politici si fermano allo stadio della formulazione: rimangono sulla carta. Le leggi ci sono, ma non esiste uno Stato di diritto che le metta in pratica. C’è una Costituzione, ma manca un governo costituzionale. E c’è ancora una realtà politica ovvia agli occhi di chi la guarda.

Il blocco di potere continua a voler mantenere il suo regime autoritario, rigettando ogni riforma politica. Questo si traduce in corruzione per i quadri, difficoltà nel mettere in pratica i principi di uno Stato di diritto, mancanza di tutela dei diritti della popolazione, perdita di etica, polarizzazione della società, uno sviluppo economico malato, danni all’ambiente e agli uomini che lo abitano, nessuna protezione sistematica dei diritti di proprietà e della sacrosanta spinta verso la felicità personale, continuo accumulo di conflitti sociali (ormai impossibili da contare) e l’aumento del risentimento popolare. In particolare, l’intensificarsi delle ostilità fra i dirigenti governativi e la popolazione ordinaria illustra la catastrofica perdita di controllo da parte dell’autorità e l’anacronismo nel mantenere questo attuale sistema politico.

I nostri concetti fondamentali Arrivati a questa storica congiuntura della storia della Cina, è necessario ripensare gli ultimi cento anni di modernizzazione e riaffermare alcuni concetti. La libertà è il fulcro dei valori universali. I diritti di parola, di pubblicazione, di credo, di movimento, di associazionismo e di sciopero rappresentano la realizzazione concreta della libertà. Se questa non fiorisce, non si può parlare di civilizzazione moderna. I diritti umani non sono incastonati nello Stato, e non nascono da questo: ogni persona ci nasce e ha il diritto di goderne. Assicurare e garantire i diritti umani deve essere il primo obiettivo di ogni governo, di ogni autorità pubblica, soprattutto quando dichiara di “mettere il popolo al primo posto”. Tutte le calamità che hanno colpito la popolazione cinese negli ultimi anni sono strettamente correlati alla mancanza di rispetto dei diritti umani da parte delle autorità. L’uguaglianza è condivisa da ogni essere umano: non importa lo status sociale, il sesso, la situazione economica, il gruppo etnico di appartenenza, la religione, il credo politico o il colore della pelle.

Ognuno è uguale in dignità e libertà. Il principio di uguaglianza davanti alla legge e alla società civile deve essere messo in pratica e poi difeso. Lo stesso vale per i diritti economici, politici e culturali. La forma repubblicana prevede un governo condiviso nella pace. E questo significa la decentralizzazione dei poteri e un bilanciamento degli interessi. Il significato base della parola democrazia è che la sovranità risiede nel popolo, che elegge il suo governo. La democrazia ha delle caratteristiche fondamentali: la legittimità del governo, che viene dal popolo; l’eleggibilità del governo da parte dei suoi cittadini; il diritto di voto, che prevede sia l’elezione del governo centrale che quello locale, di volta in volta in tempi stabiliti; le decisioni della maggioranza devono essere rispettate, mentre si proteggono i diritti basilari delle minoranze. In una parola, la democrazia è quello strumento che rende un governo “dal popolo, del popolo e per il popolo”. Il costituzionalismo è quel principio secondo cui vanno protette quelle libertà iscritte nella carta che costituisce una nazione, che voglia applicare un vero Stato di diritto.

È tramite il costituzionalismo che si mettono dei giusti limiti ai poteri del governo. In Cina, l’era del potere imperiale è passata da molto tempo e non tornerà; nel mondo intero, i sistemi autoritari stanno scivolando ognuno verso la propria fine. L’unico modo per salvare veramente il nostro Paese è permettere ai suoi cittadini di guidarlo, tramite dirigenti onesti che abbiano una coscienza civica e vogliano mettere al centro i diritti della popolazione. Praticando vera libertà, democrazia e rispetto per la legge.

I passi da intraprendere in linea con lo spirito che ci muove – quello di cittadini responsabili e costruttivi – proponiamo una serie di specifici passi da intraprendere. Il primo è emendare la Costituzione basandosi sui valori e sui concetti sovresposti. Si devono abolire quegli articoli che non sono in conformità con il principio secondo cui la sovranità è del popolo. Soltanto in questo modo, la Carta costituzionale puù veramente divenire un documento che garantisca i diritti umani e un uso appropriato del potere pubblico. La Costituzione dovrebbe essere la reale legge suprema per la Cina: inviolabile da parte di individui, gruppi o partiti. Il fondamento per la democratizzazione del Paese. Vanno poi separati e bilanciati i poteri.

Un governo moderno che compie questi passi garantisce una vera separazione fra il potere esecutivo, quello giudiziario e quello amministrativo. Bisogna stabilire il principio secondo cui si governa tramite le leggi. Bisogna fermare gli abusi di potere da parte dell’esecutivo, mentre il governo deve essere responsabile nei confronti di chi paga le tasse. È a questi che deve rendere conto delle sue decisioni. L’autorità rappresentata dal potere centrale deve essere chiaramente definita nella Costituzione, e i governi locali devono essere pienamente autonomi. È poi fondamentale democratizzare il processo legislativo. Tutti i livelli dei vari corpi legislativi dovrebbero essere eletti in maniera diretta. Mantenere i principi di correttezza e giustizia nel formulare le norme. A questo proposito, il sistema giudiziario dovrebbe essere indipendente e bipartisan, libero da ogni interferenza. Stabilire una Corte costituzionale e un sistema di revisione giuridico, che mantenga intatta l’autorità della Costituzione. Abolire il prima possibile, e a ogni livello, le Commissioni del Partito per gli affari politici e legislativi.

Queste mettono in serio pericolo lo Stato di diritto. Evitare l’uso della cosa pubblica per fini privati. Le istituzioni pubbliche dovrebbero essere usate dal pubblico. Si deve realizzare la nazionalizzazione delle forze armate, che devono essere leali alla Costituzione e alla nazione. Si deve alzare il livello professionale dei militari di professione, e garantire la neutralità delle forze di pubblica sicurezza. Si deve abolire la discriminazione basata sull’appartenenza al Partito: tutti i funzionari civili devono essere assunti senza alcun criterio politico. Si devono proteggere i diritti umani, salvaguardando prima di ogni cosa la dignità dell’essere umano. Deve nascere una Commissione per i diritti umani, responsabile dell’opinione pubblica nei confronti dei massimi livelli dell’autorità. Questa si deve impegnare per fermare l’abuso di potere da parte del governo e le violazioni ai diritti umani. Ogni cittadino dovrebbe essere immune da arresti immotivati, incarcerazione preventiva, interrogatori disumani e punizioni eccessive.

Il sistema della rieducazione tramite il lavoro dovrebbe essere abolita. Si deve rafforzare il sistema elettorale democratico, con la realizzazione del sistema “una testa, un voto”. Passo dopo passo si deve arrivare all’elezione di ogni livello amministrativo, che deve costruirsi su base regolare grazie alla libera competizione fra i candidati. L’attuale sistema di registrazione, che distingue fra cittadini delle zone urbane e cittadini di quelle rurali, deve sparire. La libertà di movimento per tutti i cittadini deve essere protetta. [Al momento, il governo garantisce istruzione e sanità soltanto nei distretti di nascita, impedendo di fatto le migrazioni interne che si realizzano lo stesso, creando enormi disparità sociali ndT].

Va salvaguardato il diritto di ogni cittadino di associarsi. Attualmente, il sistema prevede un esame che precede l’approvazione alla creazione di nuove associazioni o gruppi civili: questo deve scomparire. Il bando sulla creazione di nuovi Partiti politici deve essere revocato. Tutte le attività partitiche devono essere regolate dalla Costituzione e dalle leggi: il monopolio del Partito comunista deve terminare. Il principio di liberalismo nell’attività politica deve diventare la base del confronto sociale. Le assemblee pacifiche, le proteste, le dimostrazioni fanno tutte parte di quella libertà di espressione, diritto fondamentale garantito dalla legge. Quindi, non è giusto che queste siano limitate da interferenze illegali e da restrizioni incostituzionali decise dal Partito e dal governo. Sempre in quest’ottica devono essere aumentate le garanzie a difesa della libertà di parola, di stampa e di insegnamento.

Il diritto di sapere le cose e di poterle supervisionare deve essere protetta, e deve poter valere per ogni cittadino. Il bando sulla pubblicazione e sulla stampa deve essere revocato, e contemporaneamente deve essere scritta una nuova legge sulla stampa. L’articolo di procedura penale che punisce “l’incitamento alla sovversione dello Stato” [il famigerato art. 155, che prevede l’incarcerazione preventiva, a piena discrezione della poliza, fino a tre anni per coloro che sfidano l’autorità ndt] deve essere abolito immediatamente. La libertà di religione e di credo deve essere protetta: religione e politica devono essere separate. Le attività religiose devono essere libere da ogni interferenza governativa. Tutti i regolamenti amministrativi che proibiscono la libera attività religiosa devono sparire: la gestione delle attività religiose da parte di corpi amministrativi dovrebbe essere proibito.

Deve poi essere eliminato l’attuale sistema, che prevede l’approvazione del governo prima di poter costituire gruppi religiosi o luoghi di culto. Aboliamo l’educazione politica e quegli esami così profondamente ideologici, servili alle regole del Partito unico. Vanno invece promosse l’educazione civica, che insegni quei valori universali e quei diritti civili che fondano gli Stati moderni, e la coscienza comune. In questo modo si promuoverà l’idea che una virtù civica serve al meglio lo Stato. Stabilizzare e proteggere i diritti di proprietà. Rafforzare un’economia di mercato aperta, che protegga la libertà d’impresa ed elimini il monopolio amministrativo. Rendere efficaci ed effettivi i diritti di creditori e debitori, iniziare una riforma agraria, migliorare la privatizzazione delle terre e proteggere i diritti di proprietà dei contadini.

Stabilizzare i principi democratici nella finanza: i diritti di chi paga le tasse sono sacrosanti. Costruire un sistema pubblico finanziario e un effettiva divisione del potere in tutti i livelli, economici e politici. Riformare il sistema fiscale in modo da abbassare i tributi, semplificare il sistema di riscossione degli stessi e praticare una equità fiscale. I dipartimenti amministrativi non devono più avere il permesso di aumentare le tasse o crearne di nuove in maniera arbitraria, senza una consultazione pubblica e una risoluzione delle agenzie preposte. Passare delle riforme sulla proprietà, introdurre diversi soggetti di mercato e meccanismi competitivi, creando le condizioni per uno sviluppo delle banche private che diano nuovo slancio al sistema finanziario interno. Costruire un sistema di sicurezza sociale che sia una coperta per tutti i cittadini, a cui devono essere garantiti istruzione, sanità e impiego. Proteggere l’ambiente, promuovendo uno sviluppo sostenibile e assumendosi le proprie responsabilità nei confronti delle future generazioni e dell’umanità.

Lo Stato e il governo devono rendersi conto di quello che fanno al mondo: per questo, si dovranno comprendere nel sistema di protezione ambientale anche organizzazioni civiche. È importante mantenere la pace nella regione e svilupparsi in maniera equa e corretta: soltanto così si crea l’immagine di una grande, responsabile nazione. Proteggere i sistemi che regolano Hong Kong e Macao. Con la precondizione di libertà e democrazia, cercare un accordo per risolvere la questione dello Stretto di Taiwan, che deve risolversi grazie al negoziato e alla cooperazione.

Esplorare ogni via e ogni disegno istituzionale per promuovere il mutuo rispetto fra le etnie, per stabilizzare una Repubblica federale cinese con la struttura democratica garantita dalla nuova Costituzione. Riabilitare la reputazione e elargire un risarcimento statale per le vittime delle persecuzioni politiche durante gli ultimi movimenti popolari e per le loro famiglie; rilasciare tutti i prigionieri politici, di coscienza e di religione; formare una Commissione storica con il compito di ristabilire la verità sulle tante tragedie che hanno colpito la Cina e rifondare la nostra società sui suoi risultati.

Conclusioni
La Cina è una delle grandi nazioni del mondo, uno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e membro del Consiglio per i diritti umani. Alla luce di questo, deve contribuire alla pace per l’umanità e al progresso dei diritti umani. Ma, nonostante il disappunto dei suoi cittadini, questa grande nazione combatte ancora con uno stile di vita politico basato sull’autoritarismo. Il risultato di questo stato di fatto è che i diritti umani sono in crisi e la società allo sbando, il progresso è rallentato e il nostro cammino nel sentiero della civilizzazione è fermo. Questa situazione deve cambiare! La riforma politica verso la democrazia non può più essere rinviata. È per questo motivo che noi, spinti da senso civico, pubblichiamo questa Carta ’08. Speriamo che tutti i cittadini cinesi che condividono con noi questo senso di crisi – ma anche questa responsabilità e missione – vogliano unirsi a questo movimento. Senza distinzione fra dirigenti governativi e semplici cittadini, vogliamo unirci per promuovere insieme una grande trasformazione della Cina. Soltanto in questo modo potremo stabilire una nuova nazione mondiale, che sia democratica e costituzionale e che possa rispondere ai sogni del nostro popolo. Un sogno che portiamo avanti da oltre un secolo.

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